La sala concerti è la antica sala dei ricevimenti della nobile famiglia Bertacchi, proprietaria del palazzo prima di Bruno Cordati. Il palazzo era chiamato la casa rossa del Granduca: probabilmente il Granduca Leopoldo era ospitato qui, dopo le serate trascorse al vicino Teatro dei Differenti.
Adesso è adibita a prove musicali e sala studio per lezioni agli studenti che partecipano ai corsi organizzati in Casa Cordati. I quadri sulla parete che dà sul lato scale sono come li ha disposti Bruno Cordati, il tipo di colore delle pareti fu scelto da lui e che anche gli evidenti errori come il cotto nuovo messo a tappare i buchi del pavimento e accostato al cotto antico sono “opera” e scelta sua.
Per la verità, vivo Cordati, la sala si presentava con molti più quadri. Ce n'erano anche tra le finestre e dietro le porte. Un’atmosfera che ancora si può immaginare guardando la parete originale e che fece scrivere a Marisa Volpi: “la storia umana si raggruma in un'epica dell'anonimato della sofferenza, in una serie di olii su tela, ordinati in sequenze precise dallo stesso artista, nel palazzo dove ha meditato, lavorato e vissuto. È nell'isolamento che questo pittore si infiamma di se stesso e le belle velature dorate e argentate dei quadri precedenti si solidificano dando luogo a questi graffiti misteriosi, visioni che fanno emergere michelangiolesche “Pietà”, racconti di umiliati e offesi.”
I quadri su questa parete vanno visti nel loro insieme, quasi una installazione moderna di un artista del passato, con la vecchia dalla postura delle mani così caratteristica, i bambini, le persone che salutano, i personaggi che guardano verso di noi.