Il primo impatto con l'altana è la deliziosa scaletta che ci porta su. Pochi scalini, stretta stretta con la sua ringhiera e il suo percorso tortuoso che sfocia nella grande sala sopra il tetto.
Qui, all'inizio degli anni settanta, Bruno Cordati venne a dipingere le pareti interne. Le dipinse a olio, direttamente sull'intonaco e, naturalmente, alla maniera del suo ultimo periodo.
La prima figura che si incontra, sulla sinistra, appena finite le scale è un guardiano, mimetizzato, si nota subito solo il bastone che tiene minacciosamente in mano, il resto del corpo si vede poco, è dipinto di rosso e anche lo sfondo è rosso. Si tratta di uno scherzo, anche se poi non troppo. Chiunque abbia conosciuto Cordati ne ricorda il carattere da burbero benefico ma anche spesso scontroso e solitario.
Di fronte si può vedere uno dei temi più caratteristici della sua pittura trasportato dalla tela al muro: gli ultimi, le persone stordite, piegate dalla vita. E qui il verbo piegare non è usato a caso, se si nota la particolare posizione del collo di una delle figure; poi c'è un uomo seduto che sembra che lavori a una qualche macchina, anche se, altra caratteristica del Cordati dell'ultimo periodo, tutto è sfumato e difficilmente comprensibile.
Segue l'episodio più grande: una figura giace a terra, sorretta da una persona, altre due stanno poco dietro, mentre due bambini stanno ai suoi piedi. Cordati non era religioso, e forse qui descrive semplicemente un contadino, un operaio ferito, ma il richiamo alla Deposizione sembra forte anche se non da tutti accolto.
Proseguiamo il giro. Queste due figure sembrano lavorare a dei panni, la donna più indaffarata dell'uomo che forse la sta solo aiutando. Dopo la grande finestra, due persone dai lineamenti un po' più definiti, per poi tornare, a finire il giro, a personaggi ancora confusi col paesaggio di sfondo.
Anche questa altana, come le altre che si possono vedere, era un tempo aperta, con ampie arcate, e proprio appena al di fuori delle finestre è possibile vedere gli archi che poi furono tamponati in tempi recenti. Una curiosità è la grande macchia nera, al centro del pavimento in cotto: è il risultato del focolare che fu fatto dagli sfollati nel dopoguerra.
Suggestive sono le vedute che si possono godere dalle tante finestre; una panoramica della vallata con in primo piano la parte nuova della città e sullo sfondo i paesi di Albiano e Sommocolonia; una vista della Pania, indicata dalla lunga fila delle tegole, come una freccia, all'apice del tetto, una vista particolare di case e tetti barghigiani, ma soprattutto la cattedrale, incorniciata da una finestra e con lo sfondo degli Appennini.